da sinistra Maurizio Gioiello, Ubaldo Scanagatta, Marilena Rosetti e Stefano Benzoni

Premio Salvatore Gioiello a Ubaldo Scanagatta


Il Panathlon Club Forlì ha consegnato mercoledì sera il "Premio Salvatore Gioiello" al giornalista Ubaldo Scanagatta, di fronte a un pubblico assai numeroso come da tempo non si vedeva. Dopo l'intervento istituzionale della...



LEGGI TUTTO

SERATA 14-1-2026

Andrea Dovizioso e Loris Reggiani


Il Panathlon Club Forlì ha aperto il 2026 con un evento molto atteso dai Soci e dai numerosi ospiti presenti, richiamati nel salone Aurora di Palazzo Albicini dal roboante mondo dei motori. Mercoledì 14 gennaio è andata in...



LEGGI TUTTO

Ivan Balelli, Milva Rossi, Alice Pignagnoli, Marilena Rosetti e Stefano Benzoni

Alice Pignagnoli tra calcio e gravidanza


Ospite d’onore la calciatrice professionista Alice Pignagnoli, portiere con una lunga carriera alle spalle e un palmarès di primo piano: uno scudetto, una Supercoppa italiana e la partecipazione alla Champions League.

Ivan Balelli, Milva Rossi, Alice Pignagnoli, Marilena Rosetti e Stefano Benzoni

Ivan Balelli, Milva Rossi, Alice Pignagnoli, Marilena Rosetti e Stefano Benzoni

Una serata dedicata alle donne, allo sport e alle battaglie per i diritti. È quella organizzata giovedì dal Panathlon Club Forlì, che ha avuto come ospite d’onore la calciatrice professionista Alice Pignagnoli, portiere con una lunga carriera alle spalle e un palmarès di primo piano: uno scudetto, una Supercoppa italiana e la partecipazione alla Champions League. A dialogare con l’atleta è stato il giornalista Stefano Benzoni, che nel presentarla ha sottolineato quanto sia stato complesso il percorso delle donne nello sport. “Le atlete hanno dovuto scalare una montagna per essere accettate e considerate – ha osservato – e ancora oggi non sono del tutto trattate alla pari degli uomini”.
Oggi Pignagnoli è madre, moglie e atleta, ma soprattutto un simbolo di determinazione. La sua storia, fatta di ostacoli e conquiste, rappresenta un esempio per molte giovani calciatrici che cercano spazio in un mondo tradizionalmente dominato dagli uomini. Alla prima domanda su com’era da bambina, Pignagnoli ha raccontato con semplicità la sua determinazione: “Da piccola volevo giocare a pallone, ma i maschi non mi facevano partecipare alle partite. Solo quando qualcuno si faceva male potevo prendere il suo posto”. Non sono mancati commenti e stereotipi: “Spesso mi chiedevano se ero un maschio o una femmina”.
Le difficoltà, però, erano iniziate già in famiglia. “I miei genitori non volevano che giocassi a calcio – ha spiegato – perché pensavano non fosse uno sport per femmine e temevano che potessi soffrire”. Con il tempo, però, il rapporto è cambiato. “Oggi c’è una sorta di armistizio – ha rilevato -: non vengono allo stadio e non guardano le partite in televisione, ma mi aiutano molto con i miei bambini”. A sostenerla agli inizi è stato soprattutto lo zio, fratello della madre, che le ha trasmesso la passione per il calcio giocando con lei quando era ancora bambina.
Nel corso dell’incontro Pignagnoli ha ricordato anche quanto fosse diverso il calcio femminile prima dell’introduzione del professionismo. “Non basta arrivare in Serie A per dire di avercela fatta – ha affermato -, perché nel calcio femminile non ci sono i soldi di quello maschile. Io ho avuto un procuratore solo dal 2019 e prima molte società davano solo rimborsi spese”. Il momento della svolta è arrivato dopo un grande campionato disputato a Napoli: “Quando mi ha chiamato la Torres ho capito che ero arrivata dove volevo”.
Nel suo percorso non è mancato anche l’impegno culturale. Laureata nel 2011 con una tesi sulla rappresentazione della donna nei media, Pignagnoli ha pubblicato nel 2023 un libro sulla sua esperienza. Da quel volume sta nascendo anche un documentario sulla sua vita sportiva, attualmente in fase di realizzazione. Curioso anche il modo in cui è arrivata al ruolo di portiere. “In origine ero centrocampista – ha raccontato -, ma la titolare si ruppe il crociato. Provai a mettermi in porta, mi piacque e ho continuato”.

Tra i passaggi più intensi della serata, il racconto della vicenda che nel 2019 la portò a essere di fatto licenziata dopo aver scoperto di essere incinta mentre giocava nel Cesena. “Dopo una botta in partita svenni e in ospedale scoprii di essere incinta di sei settimane. Il club chiese alla federazione cosa fare e la risposta fu di rescindere il contratto”. Alla fine si trovò un accordo: niente stipendio, ma vicinanza alla squadra e un rimborso spese. “Poi il Cesena mi stupì rinnovando il contratto e tornai a giocare appena cento giorni dopo il parto”.

Una storia che ha contribuito a cambiare qualcosa nel calcio femminile: “Prima le calciatrici avevano paura di rimanere incinte. Dopo quello che è successo a me molte cose sono cambiate”. Diversa e più difficile la seconda gravidanza, quando militava nella Lucchese. “Sono stata licenziata e non mi hanno pagato nemmeno gli arretrati. Sono stata persino esclusa dalla chat WhatsApp della squadra. Ero incinta di tre mesi ed è stato il periodo più duro della mia vita sportiva”.
Nonostante tutto, Pignagnoli non ha mai smesso di credere nella propria strada, sostenuta anche dal marito. “Quando abbiamo scoperto la prima gravidanza mi ha detto di continuare a giocare. È sempre stato al mio fianco”. C’è però una cosa che continua a darle fastidio: “Quando la gente dice che dovrei smettere perché sono madre”. Per lei, invece, maternità e carriera non sono incompatibili. “Per essere serena devo sentirmi realizzata anche nello sport”. E tra i ricordi più emozionanti resta il ritorno in campo dopo il primo parto. “Alla fine della partita tutte le calciatrici, anche le avversarie, mi hanno abbracciato. È stato un momento bellissimo”.

Leave a comment

Progetto e contenuti a cura di Giorgio Sbaraglia
Designed and developed by Axterisco Web Agency