Il futuro del basket italiano (e non solo) è nelle mani di Maurizio Gherardini. È stata questa la netta percezione che, mercoledì sera, il numeroso pubblico presente nel salone del Circolo Aurora ha avvertito.
Marilena Rosetti, presidente del Panathlon Club Forlì, ha aperto la serata, di cui si parlerà a lungo, lasciando poi al giornalista Stefano Benzoni il compito di presentare gli ospiti: per primo Giancarlo Nicosanti, ex presidente della Pallacanestro Forlì 2015, e a seguire Gigi Garelli, amministratore unico della Pallacanestro Forlì 2015, Francesco Nanni, nuovo allenatore della squadra, Giuseppe Fabbri, membro della Fondazione Pallacanestro Forlì, Vincenzo Bongiorno, vicesindaco di Forlì, il mitico Rod Griffin, accolto con una vera e propria ovazione, e infine la star dell’evento, Maurizio Gherardini.
Il primo a prendere la parola è stato Bongiorno, che si è detto emozionato; poi ha aggiunto: “La nostra squadra è un elemento importante per la città, e Gherardini e Griffin sono un motivo di orgoglio per Forlì. Io sono stato catturato dalla passione che mi è stata tramandata da mio padre e ora faccio lo stesso con mio figlio”.
Benzoni ha successivamente raccontato la storia personale.di Gherardini. Nel 1972, a 17 anni andò a studiare per un anno negli Stati Uniti. Lì imparò l’inglese e divenne appassionato di basket. Poi la sua carriera si è formata passo dopo passo, lavorando per 24 ore tutti I giorni. Il basket forlivese con Gherardini iniziò un’epoca d’oro, era lui che sceglieva gli americani da inserire in squadra e siccome non sbagliava mai attirò le attenzioni delle altre squadre. Così, la Benetton lo chiamò a Treviso: Maurizio non esitò, lasciò il lavoro in banca e in 14 anni conquistò quattro scudetti e una valanga di Coppe.
Ma non è finita: nel 2006 entrò nella Nba, come vicepresidente dei Toronto Raptors. Dopo 7 anni passò agli Oklahoma City Thunder. Ma c’èra il Fenerbache che lo voleva. Con il club turco vinse due edizioni dell’Eurolega. Infine, nel 2024 tornò in Italia e nel 2025 è diventato presidente della Lega basket di serie A.
È, questo, il lavoro più arduo: deve mettere d’accordo tutti i club di serie A per avere una sola voce.
Gherardini, dopo aver esternato il piacere di ritornare a Forlì e vedere tante persone conosciute, spiega: “Oggi come oggi trovarsi in questa mia posizione è difficile, ma se sei motivato vai avanti.
Il discorso diventa politico: dopo un anno da presidente della Lega, mi preoccupa il dato di fatto che, pur entrando in punta di piedi, ti rendi conto che non c’è desiderio di cambiare le cose. Ma non è più sufficiente questo atteggiamento, il basket sta cambiando e occorre proteggere coloro che investono nello sport, che vogliono avere un ritorno economico. Dobbiamo dunque parlare di fatturato e dobbiamo avere un progetto ben delineato.
Anni fa la Lega italiana era un esempio per tutti gli altri paesi europei. Lo scorso anno eravamo al sesto o settimo posto, oggi occupiamo il quarto posto. La Lega francese ha un sistema che permette di analizzare al meglio le varie situazioni e perciò può dire ad alcune delle loro società che non potranno spendere e ad altre invece che potranno farlo. Noi italiani dobbiamo avere ambizione, perché la realtà ci dice che siamo ancora indietro rispetto ad altri. Però siamo un movimento importante e molti che ne fanno parte vogliono aumentare la crescita”.
Gherardini ha poi svelato un colpo di scena inaspettato: “I miei genitori non volevano che partissi per l’America e, sapendo che iI mio sport preferito era il motociclismo, mi dissero che se fossi rimasto a casa mi avrebbero regalato la moto dei miei sogni. Non ho accettato e questa mia scelta ha deciso la mia vita: è stato il momento chiave. Se mi guardo indietro, le maggiori soddisfazioni sono quelle che derivano dall’aver aiutato le persone che ho incontrato”.
Tornando all’oggi, Gherardini ha affermato che “i rapporti tra Lega Basket e Federazione Pallacanestro sono ottimi, ma dobbiamo trovare un percorso comune. Tutto dipenderà dalla voglia di cambiare, e su questo dobbiamo essere chiari”.
Com’è una settimana lavorativa di Maurizio Gherardini? “Un giorno o due sono a Bologna, poi a Milano e a Roma. Vado a discutere con i proprietari delle società, e poi mi piace andare a vedere molte partite di basket. In più, diverse università mi chiamano per conferenze e lezioni.
Questo è un momento storico perché si potrebbero accordare tra loro la Fiba, l’Eurolega e la Nba. Uno scenario possibile potrebbe essere una Eurolega con due gironi da 12, ma tutto è molto complesso perché ci sono davvero pochi punti in comune. E se alla fine si farà la Nba europea, di sicuro non verranno nel nostro continente i giocatori che giocano in America. Per farvi capire qual è la situazione economica, lo stipendio medio di un solo giocatore in Eurolega è uguale al budget annuale di tutta la Pallacanestro Forlì 2015”.
Rispondendo a una domanda specifica, Gherardini ha anche cercato di dare consigli a Garelli e a Nanni: “È difficile parlare da lontano. Credo che la cosa migliore sia questa: se dentro di te ti senti valere 100, se fai anche solo 70 è già abbastanza, perché è sempre meglio tenere qualcosa da parte. Poi sarebbe bene restare umili ed essere consci che si può sbagliare. Infine, il gruppo squadra deve combattere”.
Nanni ha poi esposto il suo pensiero: “Cerchiamo di mettere insieme una squadra che possa far innamorare e dare gioia ai tifosi. Ogni mattina mi sveglio pensando a cosa voglio far capire ai miei giocatori”.
A concludere la serata è stato Garelli: “I temi toccati da Maurizio sono troppo elevati per il nostro livello. In Lega 2 ci sono ancora persone che fanno riprese con i telefonini per poi metterle in rete. La chiusura delle retrocessioni permetterebbe una migliore condizione”.

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